ipertesti di paolo sordi

Tennis, tv, pendolarismo, web 2.0 (e altre cose divertenti che non farò mai più)

Archivio: Letti

Il cerchio

Il cerchio

Dave Eggers 2013

5/5

Meridiano di sangue, o Rosso di sera nel West

Meridiano di sangue, o Rosso di sera nel West

Cormac McCarthy 1985

4/5

Oltre il fiume

Oltre il fiume

J.R. Moehringer 2014

5/5

Oltre il fiume c'è la libertà di un popolo. Di qua dal fiume c'è la vita di Mary Lee, e la storia di Gee's Bend, Alabama. E nessuno può raccontarle meglio di J.R. Moehringer.

La fragile costellazione della vita

La fragile costellazione della vita

Anthony Marra 2013

5/5

Vita: una costellazione di fenomeni vitali - organizzazione, irritabilità, movimento, crescita, riproduzione, adattamento, letteratura, storie.

The Inner Game of Tennis: The Classic Guide to the Mental Side of Peak Performance

The Inner Game of Tennis: The Classic Guide to the Mental Side of Peak Performance

W. Timothy Gallwey 1974

4/5

Terribile splendore

Terribile splendore

Marshall Jon Fisher 2009

4/5

Pieno giorno

Pieno giorno

J.R. Moehringer 2012

5/5

La breve favolosa vita di Oscar Wao

La breve favolosa vita di Oscar Wao

Junot Díaz 2007

5/5

Tennis

Tennis

John McPhee 1969

5/5

Dice Matteo Codignola, il curatore di questa piccola ma preziosissima raccolta (un curatore benemerito e però un po' indiscreto: invece di scrivere una bella postfazione, si intromette tra i due racconti/reportage con una lunga digressione non richiesta che dovrebbe fare da trait d'union, se non fosse che, tra le altre cose, dobbiamo venire a conoscenza delle sue difficoltà nel giocare a tennis contro Nanni Moretti, che lo tortura psicologicamente e gli inibisce sadicamente la conquista di un solo game su un totale di dodici. Una noia di autocompiacimento in parte riscattata dall'aneddotica su quel gran buffone di Ilie Nastase, il quale, lui sì, meriterebbe pagine e pagine, magari di un'altra raccolta), dice insomma Codignola che Gianni Clerici considera Livelli di gioco (il titolo del primo e più lungo racconto) il libro più bello mai scritto sul tennis. E come dare torto al vecchio scriba? John McPhee ci fa accomodare su un divano del 1968, sintonizza la televisione sulla semifinale di Forest Hills tra Artur Ashe e Clark Graebner e ce la commenta con una precisione tecnica e un'eleganza espositiva degne di Rino Tommasi e dello stesso Clerici messi insieme. Poi, a ogni ideale cambio di campo, sapendo che nel tennis "i meccanismi motori traducono la storia personale e il carattere in colpi e caratteristiche di gioco", con lo stesso rigore giornalistico e la stessa maestria narrativa ci racconta le storie di Artur e Clark, della loro famiglia, dell'ambiente e dei posti dai quali provengono. La cosa straordinaria è che più informazioni raccogliamo su Clark e meglio conosciamo Artur, e più informazioni raccogliamo su Artur e meglio conosciamo Clark, e meglio conosciamo Artur e Clark e più siamo in grado di comprendere il gioco del tennis e quello che sta succedendo, lì davanti a noi, su quel rettangolo d'erba disegnato da righe di gesso bianco, dove due uomini si affrontano divisi da una rete e armati di racchetta. E al rettangolo verde più famoso del mondo tennistico e non, Wimbledon, McPhee dedica il secondo racconto, un altro piccolo, delizioso capolavoro dove la vera azione si svolge, in modo ancora più evidente che in Livelli di gioco, al di fuori del torneo e delle partite, vissuta com'è nel ritratto del giardiniere capo Twynam. Il quale Twynam, quando segue un match dalla sua solita posizione defilata ai bordi del Centrale, ha occhi solo per i piedi dei giocatori: gli rovinassero i suoi prediletti e curatissimi ciuffi d'erba, quei maledetti 'struscioni'.

Un romanzetto lumpen

Un romanzetto lumpen

Roberto Bolaño 2001

4/5

In ogni libro di Bolaño esiste una tensione oscura, eppure nitida e scorrevole, che non è legata tanto alle vicende raccontate, quanto alla narrazione che scorre tutta interiore nella vita dei protagonisti, pensieri e fantasmi che, come se nella scrittura si scatenasse una tempesta perfetta, impediscono ogni appiglio rassicurante alla propria esistenza. Bianca, per esempio, prostituisce la sua gioventù lumpen per scoprire la cassaforte di Maciste, un attore del filone mitologico del cinema italiano, ormai vecchio, solitario e finale. E cieco. Ma non è la ricerca del tesoro nella casa di Maciste a trattenere il lettore nell'ansia breve e densa del romanzetto. Sono le proiezioni accecanti dei vuoti e delle ombre del mondo di Bianca. Un mondo orfano di genitori, patria, senso, dove il destino o è immutabile o non esiste. Oppure, ammettendo anche che il destino esista e non sia immutabile, un mondo che trova il suo senso ultimo in una gara di culturismo a Frosinone. Come dire la stessa cosa.

Il signore degli Orfani

Il signore degli Orfani

Adam Johnson 2012

5/5

A chi appartengono le storie? Agli uomini che le raccontano o agli uomini che le ascoltano, agli uomini che le leggono? E se gli uomini che le raccontano avessero un potere assoluto, che cosa potrebbero fare gli altri uomini, se non ascoltare in silenzio, e conformare la loro vita al racconto? Se però non fosse la narrazione a prevalere sulla vita della persona, se l'uomo fosse più importante: allora anche gli uomini che leggono e ascoltano e intepretano un copione che altri hanno scritto per loro, anche quegli uomini potrebbero raccontare storie. Le loro storie. E sarebbero le storie a dipendere dalle persone, non il contrario. La vita di Jun Do è scritta da Kim Song Il, il Caro Leader di un regime feroce. La vita del Comandante Ga è scritta da Jun Do, il figlio del Signore degli Orfani. Dal conflitto di queste due biografie, che dividono anche concettualmente l'architettura del libro, nasce un romanzo perfetto, dall'inizio alla fine delle sue 554 pagine: ambiguo come un film di spionaggio, appassionante come una storia d'amore, profondo come un'opera di satira. Adam Johnson ha evidentemente lo stesso dono di Jun Do: quello di dire una bugia anche quando racconta la verità.

Butcher’s Crossing

Butcher’s Crossing

John Edward Williams 1960

5/5

Il West. Per chi è cresciuto all'epoca del monopolio televisivo significa lunedì sera, John Wayne, ombre rosse, diligenze, gli indiani cattivi, i bianchi buoni, stelle nella polvere, pistoleri infallibili sotto la luce torrida di un mezzogiorno di fuoco. Poi, grazie a piccoli grandi uomini o uomini chiamati cavallo, il mito del West acquistò una prospettiva diversa, con la macchina da presa manovrata sempre dai vincitori, ma posizionata dalla parte degli sconfitti. E i cavalieri pallidi e solitari iniziarono a consumare la propria sete di giustizia o vendetta non contro i pellerossa, ma contro altri cavalieri, pallidi come loro. Il West non era la valle dei monumenti e degli eroi dell'infanzia.
Quando nel 1870 arriva a Butcher's Crossing, nel Kansas, da Boston, il ventenne Will Andrews, pur essendo già uno studente di legge di Harvard, assomiglia a quel bambino del lunedì sera. Vuole entrare dentro il mito dell'Ovest, dentro il cuore della terra dei fondatori. Vuole abbandonare i libri e le strade alberate della modernità per cercare e conoscere il vero Paese, annusare e respirare il verde brillante della prateria che dimostra l'esistenza di Dio. I soldi del padre gli concedono il lusso di organizzare una spedizione di caccia di bisonti e assoldare il cacciatore migliore, Miller, un uomo ossessionato dalle sue prede così come Achab è ossessionato dalla sua balena. Miller condurrà Andrews da Butcher's Crossing alle Montagne Rocciose, nel Colorado. Nel ventre letterale della più grande mandria di bisonti mai vista. Gli mostrerà e gli farà toccare con le mani il sangue che esce dal cuore di tenebra del mito della frontiera, un mito dove il bianco accecante della morte, che arriva con la neve che intrappola per tre lunghe stagioni la spedizione sulle montagne, cancella tutte le meraviglie e le illusioni cromatiche che si riflettevano nella vita e nel cielo senza limiti della prateria. Quando tornano a Butcher's Crossing, il mercato delle pelli di bisonti non esiste più. Il cacciatore Miller è una specie estinta, come i bufali che ha sterminato. Il ragazzo Will Andrews è un uomo che sa che non ha più niente da cercare, né nel suo Paese, né nel suo futuro. Quando si rimette in cammino, solo, senza meta, inizia a rotolare dando le spalle al sole che sorge. E voi, alla lista dei monumenti del vostro West, aggiungete il libro di John Williams.